Archivio | giugno, 2013

aNobii

19 Giu

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aNobii è uno dei social network dedicati ai libri più diffusi in Italia. Nato ad Hong Kong nell’agosto del 2005, prende il nome dall’Anobium punctatum, l’animale più comunemente noto come ‘tarlo della carta’ ed epiteto con cui nei paesi anglosassoni viene definito scherzosamente chi passa molto tempo sui libri (simile all’espressione italiana ‘topo da biblioteca’). Greg Sung, il giovane padre fondatore, decise di sperimentare le potenzialità del Web 2.0 per connettere tra loro comunità di lettori, in modo tale che essi stessi potessero interagire, scambiarsi opinioni, scrivere recensioni: in una parola, condividere.

L’idea prese forma nella mente di Greg proprio dopo aver letto un libro in merito ai nuovi sviluppi della Rete: come riportato in una recente intervista, egli avrebbe voluto trovare altre persone che avessero letto quel testo per discuterne e per farsi suggerire altri titoli. Ovviamente, le librerie tradizionali potevano al massimo fornirgli il numero di copie vendute, ma non i nomi degli acquirenti. Decise così di fondare aNobii, una piattaforma on-line dove chiunque potesse condividere le proprie letture. Inizialmente si trattava di una semplice community di lettori, evolutasi poi grazie al lavoro di personale specializzato e alla partecipazione di investitori appartenenti a HMV Group, HarperCollins, gruppo Random House e Penguin.

A quasi otto anni dall’apertura, sono stati inseriti più di trentasei milioni di libri, per un totale di seicentomila utenze attive medie al mese. Il Paese dove aNobii è più radicato è l’Italia, la quale fornisce il 60% circa degli iscritti (per maggiori informazioni, cliccate qui). Sainsboury’s ha comprato una quota del 64% di aNobii per entrare nella vendita libraria e per cercare di competere con Amazon in UK.

English version

aNobii

aNobii is one of the most common social book networks in Italy. It was founded in Hong Kong in the August 2005 and its name arrives from Anobium punctatum, an animal generally known as ‘bookworm’ and a joke to call the book lovers. Greg Sung, the young founder, decided to try Web 2.0 potentials to connect each other some readers communities and to let them interact, share opinions and write reviews: sharing was finally possible.

Greg had this idea after reading a book about Internet growth: as he explained in a recent interview, he would be glad to find other people who have read that book to discuss it and to let them suggest him other volumes. Bookshops could obviously tell him how many copies they had sell, but not customers’ names. So he decided to create aNobii, an online platform where everybody could share their readings. At the beginning, it was only a readers community; then it was developed by a specialized staff and by investors of HMV Group, HarperCollins, Random House Group and Penguin.

After almost eight years after his opening, more than 36 million books have been put in, with a medium of 600000 users per moths. Italy is the country were aNobii is most used with 60% of members (for more informations, click here). Sainsbury’s has bought a 64% stake in aNobii to enter in the book selling and to compete with Amazon in UK.

Amazon: il capostipite del social reading

6 Giu

Definire Amazon con un’unica parola risulta difficile, se non impossibile: una piattaforma di e-commerce? Sì, ma non solo. La più grande libreria al mondo? La capostipite dei servizi di social reading? Tutte le precedenti descrizioni sono veritiere.

La nascita di questa potenza risale all’estate del 1994, grazie all’intuizione di Jeff Bezos, CEO e mente creatrice di Amazon: vendere i libri attraverso la Rete. Al fine della nostra indagine, è fondamentale però mettere in risalto l’aspetto social che contraddistinse Amazon sin dagli esordi: Bezos permise ai clienti di svolgere parte del lavoro di redazione, invogliandoli a scrivere recensioni e a votare i commenti degli altri. Un’altra scelta che sconvolse la concorrenza fu la possibilità data ai lettori di scrivere recensioni negative: chi avrebbe comprato un titolo di cui i lettori parlavano male? Questa scelta apparentemente controproducente per una libreria, piacque molto ai lettori che iniziarono a percepire Amazon come un ambiente genuino, centrato sul bisogno del cliente.

Già nel 1996, Bezos aveva capito che le interazioni online nascono in maniera molto più facile se confrontate con i contatti nella vita reale, dove saremmo titubanti nel consigliare o sconsigliare un titolo ad uno sconosciuto. Amazon.com non era solo un sito di vendita, era diventato uno dei primi esempi di social network per amanti dei libri.

Per maggiori informazioni su Amazon e Jeff Bezos si suggerisce: One click. La visione di Jeff Bezos e il futuro di Amazon di Richard L. Brandt.

English version

Amazon: the founder of social reading

It’s difficult, or even impossible, to find a word that can define Amazon: an e-commerce platform? Yes, but not only. The largest bookshop in the world? The founder of social reading? All previous descriptions are true.

The origin of this power dates back to the summer of 1994, thanks to the intuition of Jeff Bezos, Amazon’s CEO and creative mind: to sell books using Internet. However, it’s important for our survey to highlight Amazon’s social feature from the origin: Bezos allowed his customers to do part of the editorial work, encouraging them to write reviews and rate other readers’ comments. The possibility for readers to write negative reviews upset the competitors: who would buy a book harshly criticized by its readers? This choice, apparently strange for a bookshop, really pleased the readers who began to look at Amazon as a genuine, user-centre site.

Bezos, already in 1996, understood that online interactions are easier than real life ones, where we would be hesitant to advise or not a book to a stranger. Amazon.com had become not only a sales website, but also one of the first examples of social networks for book lovers.

For more information about Amazon and Jeff Bezos we suggest: One click. Jeff Bezos and the Rise of Amazon.com, written by Richard L. Brandt.

Introduzione – social network generalisti, social book network e social reading

3 Giu

Per avvicinarsi al lettore e comunicare con lui, gli editori scelgono anche i social network tradizionali: primo fra tutti Twitter che, con i suoi messaggi di soli 140 caratteri, attira sempre più utenti. Tra gli editori che “twittano” troviamo, ad esempio: @Librimondadori, @FeltrinelliEd., @apogeonline, @Einaudieditore (premiato come “Miglior brand su Twitter” all’edizione 2011 dei Tweetawards) oltre alla presenza costante di molte piccole realtà.

Da un articolo di Editoria Crossmediale:

Su Twitter gli editori hanno la possibilità di ascoltare, rispondere, alimentare la discussione. Attraverso hashtag come #FridayReads, #libridaleggere, #ilprimolibrodel2013 (ne citiamo solo tre, ma sono molti di più) si creano piccole community di lettori che si scambiano pareri, opinioni, consigli. L’editore attraverso Twitter parla con voce umana, conversa e non solo promuove il proprio catalogo, ma narra di sé e rende l’esperienza di lettura più curiosa e completa.

Dunque, mentre rivolgendosi a social network generalisti gli editori hanno la possibilità di comunicare con un bacino molto ampio di utenza, composto anche da lettori “potenziali”, per poi indirizzarsi verso sotto-community più specifiche di lettori forti o abituali, i social book network e le piattaforme di social reading coinvolgono già in partenza un chiaro target di amanti della lettura.

Vediamo, quindi, che parlare di social book network e di social reading significa trattare non solo dello scambio spontaneo di opinioni tra lettori, ma anche dei nuovi metodi a disposizione dell’editoria per essere vicini al proprio pubblico. Si sviluppa una molteplicità di discorsi di tipo lettore-lettore, lettore-editore, ma anche editore-editore (analizzeremo quest’ultima possibilità, in particolare, in merito alla piattaforma B2Bright). Un ulteriore soggetto da non sottovalutare è la libreria online: non a caso, nel prossimo capitolo affronteremo l’importanza rivestita da Amazon nello sviluppo della lettura social, vedendo in tal modo come la libera espressione dei lettori, i quali hanno la possibilità di rendere un volume di nicchia un ‘caso editoriale’ ma anche di ‘stroncare’ letteralmente un’opera, non sia per nulla in antitesi con le esigenze di un portale di vendita.

English version

Introduction – generalist social networks, social book networks and social reading

Publishers also use traditional social networks in order to approach and to communicate to the readers: the most important of all is Twitter, with its 140 characters-long messages. For example, on Twitter we can find @Librimondadori, @FeltrinelliEd., @apogeonline, @Einaudieditore (awarded as “the best brand of Twitter” during the 2011 edition of Tweetadwards) as well as many little publishing houses. An extract from one of Editoria Crossmediale’s articles states:

Publishers on Twitter can listen, answer and participate in the discussions. Using hashtags as #FridayReads, #libridaleggere, #ilprimolibrodel2013 (just to quote the most relevant ones) small readers communities were created: they share opinions and advices. Publishers on Twitter speak with human voice and chat; they not only promote their catalogues but also talk about themselves thus making the reading experiences of their followers more curious and complete.

Publishers can therefore, by using generalist social networks, approach a very large user base, also composed of “potential” readers; they can later apply to more specific sub-communites. On the other hand, social book networks and social reading platforms immediately involve so-called bookworms.

Social book networks and social reading imply not only dealing with the spontaneous exchange of views between readers, but also with the new publishers techniques to be close to their audiences. We have different kinds of relationship: reader-reader, reader-publisher, but also publisher-publisher (we will analyze this case when we’ll talk about B2Bright platform). An important feature is represented by online bookshop: Amazon (whose case will be described in next posts) was fundamental for the origin of social reading; free readers opinions, which can quickly turn a book in a publishing event or in a failure, are not at odds with the interests of a sales website.